lunedì 25 marzo 2013

La neve


-“Nonna non ha ancora fatto la grande nevicata quest'anno...”,  disse Alice con tono interrogativo in modo da stimolare un qualche sua riflessione, 
-“E' vero Alice,  anch'io l'ho notato”
-“A me non sembra un buon segno nonna, quest'assenza crea un clima strano, irreale, non sembra di essere in questa stagione! Ma a nessuno interessa, l'altro giorno ho provato ad aprire questo argomento con i miei compagni, ma loro non mi hanno neppure ascoltato. Certo, non è una cosa che dipende da noi, ma a me pare tanto naturale stupirmene...”.
Nonna ora la guardava negli occhi, placida, serena, ma con un'espressione intensa, “Sei sempre stata una ragazza particolare Alice”
Alla nipote queste parole suonarono quasi sgradite, “Che vuoi dire?” le chiese seriosa“Voglio dire che tu guardi al mondo con occhi diversi da quelli della maggioranza, tu guardi e interiorizzi, tu osservi e riporti ciò che hai visto dentro di te, ecco perché non puoi fare a meno di farti domande. E fai bene, fai sempre bene a farti domande, anche se ti paiono sciocche o includenti: ogni interrogativo che sorge dalla tua coscienza, ogni moto di curiosità, è un battito di vita che hai conquistato di poter sentire più forte.” 
Alice rimase in silenzio, non sapeva cosa dire. 
- “Vedi bambina, se tu continuerai a vivere così, se tu continuerai a non mettere mai un limite ai tuoi pensieri, dovrai imparare molto presto una cosa: ognuno di questi interrogativi deve accompagnarsi ad un'unica, importante considerazione. Vorrei poterti dire che essa è la loro risposta ma no, non lo è. E' una considerazione cruciale però, che va bene per qualunque cosa tu ti chieda: è la consapevolezza che c'è un tempo per ogni cosa.”
La ragazza era sempre più perplessa 
-“Nonna cosa vuoi dirmi?”- Semplicemente, Alice, che sia che tu ti arrovelli su un sentimento, su un evento, su un desiderio, dovrai sempre tenere presente che ogni cosa non va mai considerata in assoluto, ma sempre e solo in relazione al tempo in cui essa diventa giusta. C'è un tempo per ogni cosa, ti ripeto”.
-“Ma lo so, non è una novità che ogni cosa arriva al momento giu...
-“No per favore, fammi finire, non  è questo che volevo dirti. Tu stai parlando di qualcosa che pare estremamente simile a ciò che ti voglio dire, ma che non potrebbe essere più diverso: tu stai parlando del'tempo dell'orologio. Tu stai parlando del tempo che scorre, del tempo dentro cui vivi. Io sto parlando del “tuo” tempo, del tempo interno.”
-“E che cos' è il tempo interno?”“Il tempo interno è il tuo progredire, il tuo maturare interiormente. Capisci ora cosa voglio dire?”
“No, direi proprio di no.”
Silenzio, nonna si fermò qualche istante a riflettere, poi riprese “Alice quando tu ti chiedi il perché di una cosa, devi pensare che esso si rivelerà nel “tuo” momento giusto: in quel momento della tua vita  in cui sarai pronta per riconoscerlo e comprenderlo. A te sembrerà che ciò avvenga in un momento determinato, ben preciso e individuabile, e che quindi dipenda dal mondo: in realtà esso accade solo quando tu sei davvero pronta ad accettarlo.” 
“Ma cosa centra tutto questo con la neve?”
“La neve, Alice, scenderà  quando tu avrai occhi tali da non poter fare a meno di vederla.” 

mercoledì 23 gennaio 2013

La coperta


Allora prendo i ricordi,
e li avvolgo in un panno caldo
rosso
d’amore e di coraggio.
Li rimbocco ben stretti
perché s’acquietino
e nel tepore smussino
i loro bordi taglienti. 
      
                                                (21 - 1 - 13)

lunedì 31 dicembre 2012

Pensiero Capodanno 2013

Per certi versi, questa è la mia giornata. E’ connaturato al mio modo di essere guardare sempre avanti, a ciò che viene dopo, fare progetti, avere obiettivi a lungo termine, ed è questo innegabilmente il giorno in cui ci si pone davanti al futuro visto come un’altra grande avventura fatta di nuovi 365 giorni. Si fanno progetti, ci si arma di buone intenzioni e in un certo senso ci si pasce in quell’idea tanto vaga quanto affascinante di una nuova possibilità che ci attende: lo sappiamo tutti, domani non faremo che svegliarci tardi con lo stomaco un po’ guastato e osservare un giorno che ci appare esattamente uguale al precedente, solo un po’ più corto. Ma forse è la prospettiva ad ingannarci: nella confusione del nostro pensiero focalizziamo solo quegli eventi straordinari che il nuovo anno dovrà portare con sé, momenti indimenticabili da annotare di lì a dodici mesi dopo, finendo così per sopravvivere inghiottiti dalla routine quotidiana mentre in attesa del brivido successivo. Il 2013 sarà l’anno dei miei vent’anni e se c’è un proposito con cui voglio iniziarlo è quello di vivere giorno per giorno, cercando (se non di trovare) perlomeno di chiedermi sempre i motivi per cui posso ritenermi fortunata. Continuando a fare il massimo, persistendo nella mia determinazione ma con la consapevolezza che il fatto stesso di aver la forza di continuare a credere e a sperare è già di per sé un dono meraviglioso. Questo è l’augurio che faccio a me stessa e a tutti voi. Buon anno!

martedì 25 dicembre 2012

"Vieni, nasci ancora"




Ieri sera per la prima volta dopo tanto tempo ho davvero guardato quel bambino. L’ ho osservato nella sua immobilità, nelle sue braccia aperte da sempre, nei suoi occhi fissi. Taceva, ma tutto intorno parlava per lui: la mia voce, le nostre voci, cantando compivano l’annuncio dei profeti, ognuno di noi si è presentato davanti alla grotta, pastore di se stesso, spogliato di tutte le sue convinzioni. Tutte le luci hanno allora brillato più nitide e forti, rese potenti da loro essere nient’altro che tanti gioiosi annunci di un unico evento.

Quel bambino è il destino che ci viene a prendere proprio quando si inizia a non crederci più, è l'emozione che guida quando la ragione comincia a vacillare, è la semplicità che irrompe nella difficoltà della vita quotidiana, è la forza della verità che rende liberi, il mistero che ci rende meno uomini. Buon Natale!

                                                                                                            Irene



Torni Signore, torni nel cuore 
col tuo silenzio denso di te.
E come i pastori un tempo 
ora noi ti adoriamo, 
e i nostri doni sono ciò che siamo noi.

Eri la luce, venivi nel mondo,
venivi tra i tuoi e i tuoi però 
loro non ti hanno accolto.
Ma noi ti invochiamo: vieni!
Ma noi ti vogliamo accanto,
la nostra casa è tua, t'accoglieremo noi.

E Tu che ritorni, tu che rinasci 
dove c'è amore e carità qui sei presente.
Tu per davvero vieni, tu per davvero nasci,
noi siamo uniti nel tuo nome e tu sei qui.

Vieni nasci ancora dentro l'anima,
vieni nasci sempre, 
nasci in mezzo a noi.
Per le strade luci, 
feste e musiche, 
ma Betlemme è qui!  (Daniele Ricci)

giovedì 20 settembre 2012

Lourdes 2012: Qui è come una seconda casa



E’ sempre una sfida provare a raccontare la settimana trascorsa a Lourdes, per la diversità degli stati d’animo con cui ciascuno dei partecipanti vive questa avventura, ma soprattutto per l’ unicità delle sensazioni provate, tanto intime e private da risultare quasi ineffabili. Alla partenza, il 22 luglio, ci siamo accorti con facilità che stava avvenendo un grande cambio generazionale: molti dei partecipanti  infatti andavano a Lourdes per la prima volta. Proprio l’età e l’esperienza hanno determinato la divisione del lavoro durante la settimana: i maggiorenni che lo desideravano hanno potuto fare servizio alle piscine, mentre gli altri hanno prestato servizio in ospedale o portato carrozzine, ma la peculiarità del “campo” si è dimostrata anche quest’ anno nella costante condivisione di ciò che si è vissuto durante le giornate, nei momenti di riunione serali.
Questo nostro settimo anno di servizio ha dimostrato con chiarezza una cosa: Lourdes sa parlare al cuore di ognuno di noi. Pur nella nostra diversità infatti, credo che nessuno possa dire di essere tornato a casa esattamente identico a com’è partito, perché tutti noi ci siamo accostati, ognuno a modo proprio, a quella grotta e ne abbiamo ricavato un periodo di silenzio per capire cosa fare della nostra vita, un momento di avvicinamento alla fede, un’occasione di ritrovo nella gioia, un tempo in cui mettersi in gioco. A differenza degli anni passati, in alcuni giorni il lavoro è venuto a mancare e nel gruppo è serpeggiata una delusione comprensibile, condivisibile, ma ripensando a quei momenti ora possiamo realizzare come siano stati utili perché ci hanno dato l’opportunità di prenderci un istante e guardarci dentro, stringere nuove amicizie o migliorarsi sempre più in attesa della prossima occasione di dare concretamente una mano: anche per tale motivo si può dire che quei cinque giorni effettivi trascorsi a servizio, siano stati in quest’ edizione, giorni (anche) al servizio di noi stessi. Giorni in cui interrogarci sulla provocazione che Don Piero ci ha lanciato ad inizio settimana donandoci un ciondolo con metà volto di Gesù e dicendoci: “trovate l’ altra metà di questo volto durante giorni che vivrete qui”: osservando la grande e meravigliosa eterogeneità della nostra comitiva, abbiamo realizzato che Dio quest’ anno si è fatto prossimo non solo mostrandosi nei malati che abbiamo incontrato ma anche unendo al nostro gruppo Sara Matteo e Francesca, i piccoli, che ci hanno arricchiti con il loro entusiasmo e la loro spontaneità, e nonna Giannina che grazie all’ avvicendarsi dei ragazzi ha potuto condividere con noi ogni momento, persino la Via Crucis affrontata sotto il caldo sole del pomeriggio.

E’ stato questo uno dei momenti, guidati da Padre Giancarlo, che ci hanno fatto approfondire il tema “Ave Maria”, l’ ultimo del triennio iniziato con il “Segno della croce” (2010) e “Padre Nostro” (2011): una riflessione sulla preghiera del Rosario, che risulta per noi al tempo stesso semplice e complessa nel suo richiedere concentrazione e silenzio “interiore”. E proprio mettendo in atto quanto appreso, provando a pregare con animo nuovo davanti alla grotta, alcuni di noi hanno sperimentato le emozioni per loro più vive e hanno visto sorgere le riflessioni per loro più intense. Lourdes è il luogo della luce, un bagliore apparso 154 anni ma che risplende ancora oggi: la luce si rifrange in mille angoli e diventa il lume dei flambeaux, la commozione negli occhi dei pellegrini accolti alle piscine, i sorrisi degli anziani accompagnati all’ adorazione, le candele che prolungano le preghiere di vicini e lontani. Ognuno dei pellegrini che vivono Lourdes diventa specchio in cui si riflette tale bagliore e contribuisce alla sua diffusione: venire qui è capire cosa veramente può voler dire essere “luce del mondo”. Il silenzio in cui ci si immerge non dà risposte ma in esso si può cercare di scoprire, confermare, verificare, fondare ciò che si prova e davanti alla grotta, di là dal Gave dove Bernadette a detto l’ ultimo addio al “suo cielo”, si può chiedere il dono della pazienza per attendere, della pace per accettare, della semplicità e dell’ umiltà per realizzare di non poter capire ma soprattutto la grazia di continuare a crescere insieme, nell’ attesa di tornare. Una delle cose di cui siamo più grati infatti è avere un posto dove andare e scoprire sempre di più noi stessi: ogni anno, all' arrivo a Lourdes, si prova la sensazione di recuperare una parte di noi che, durante il passare dei mesi, non è mai riuscita ad abbandonare del tutto la grotta. Così non si è potuto far altro che contemplarla da lontano, immersi nei mille altri pensieri della vita quotidiana, attendendo di poter ritornare ai piedi dei Pirenei e completarsi, aggiungendo anche quest' ultimo tassello mancate.
Come si dice “Home is where the heart is” e Lourdes si configura quindi sempre più come una seconda casa, una sorgente di affetti profondi e sinceri, un banco di prova con cui misurarsi, una fonte da cui attingere forza per continuare aldilà dei dubbi e delle difficoltà, una prova da cui si esce stanchi nel fisico ma molto più uniti nello spirito.
In occasione della grande messa internazione dei giovani, abbiamo avuto l’ occasione di suonare e cantare insieme e il senso del brano scelto è ciò che ci portiamo a casa, la convinzione che soprattutto quando le nostre strade  diventano “vuote e silenziose, deserte e sconosciute” Dio può “illuminare” il nostro cammino e sussurrarci “no non avere paura, se nel buio il tuo cuore un giorno perderai, io verrò da te, come un padre ti dirò: coraggio sono io”.
 

Irene Bertelloni

venerdì 10 agosto 2012

San Lorenzo (Capitolo I)


Sdraiata su un telo di nylon Alice fissava con occhi corrucciati e sguardo vigile la volta stellata della notte di San Lorenzo. Quella sera il cielo era talmente terso e sgombro di nubi che, proprio al suo mezzo, era perfino rischiarato dalla scia luminosa di un braccio della via lattea. “Come posso fare”, pensava Alice, “per avere più possibilità di vedere una stella cadente? Devo scegliere un punto di riferimento, concentrarmi su uno stralcio di cielo e attendere che sia attraversato da una cometa, oppure vagare con lo sguardo velocemente e sperare di avere fortuna? Se decido di osservare solo un piccolo gruppo di stelle corro il rischio di perdere l’ attimo e potrò solamente sentire gli altri dire “Eccola! L’ ho vista” ma quando avrò voltato lo sguardo la scia si sarà già spenta e a me resterà solo la meraviglia sul volto degli amici che mi sono accanto”. La riflessione era conciliata ad Alice dal clima speciale di quella notte: amava vivere in montagna, certo avrebbe cambiato alcune cose della sua vita, ma certamente non avrebbe barattato per nulla al mondo la possibilità di scostare le tende della sua camera e poter vedere la luce del sole illuminare le dolomiti.  La sua amata, isolata, silenziosa vita di montagna le concedeva poi serate come questa, in cui la completa assenza di illuminazioni artificiali, permetteva di immergersi in un buio così completo da fare paura: dal prato in cui era distesa poteva scorgere solo la croce del campanile della chiesa di  San Giacomo, tutte il resto del paese restava nascosto sotto, ingoiato nella vallata. Solo d’ estate le capitava di poter restare per così tanto tempo fuori di notte, e anche quella sera, pur essendo agosto,  aveva dovuto coprirsi bene per sopportare il fresco e la guazza notturne, così per qualche istante si perse ad osservare quel paesaggio noto ma reso irriconoscibile dall’ insolita atmosfera. “Le comete! Me ne sono dimenticata di nuovo…Basta, ora farò più attenzione” ma mentre si proponeva, fermamente, di vedere una stella cadente pensò “Se anche riuscissi a vedere una stella cometa, non avrei affatto idea di cosa chiedere, non ho un desiderio pungente, non ho qualcosa che vorrei assolutamente cambiare né qualcosa che vorrei profondamente avere, potrei forse chiedere di volere qualcosa” ma riflettendoci sopra si rese conto di quanto fosse triste e immaturo e ozioso “voler volere”, avrebbe certamente preferito essere animata da una grande passione, sentire il suo cuore battere per un emozione tale che non si sarebbe dovuta cercarla perché diventasse desiderio ma essa stessa, sarebbe apparsa come l’ unico desiderio possibile.


                                                                                                             (Continua...)











lunedì 11 giugno 2012

Ultimo giorno di Liceo

Ho sempre immaginato il mio ultimo giorno di scuola superiore come un momento speciale, certamente fuori dall'ordinario. Gioioso e al tempo stesso malinconico, perché si vede chiudersi una parte importante della nostra vita, un tempo che non tornerà più. Come tutti sapete oggi ciò non è stato possibile perché cose ben più gravi sono successe. Ho deciso comunque di pubblicare un pensiero annotato da me qualche mese fà in attesa di questo giorno:

"Scrivo queste righe che ritengo doverose volutamente prima dell' inizio degli esami per evitare che questa mia riflessione possa essere influenzata dall'esito della maturità, qualunque esso sia. Ho amato e amo la mia scuola e sono stata di giorno in giorno sempre più contenta di averla scelta. Mi ha dato tanto e io ho cercato di fare lo stesso: vi ho conosciuto grandi persone, compagni e professori, che mi hanno capita, incoraggiata, arricchita come studente e come persona. Una scuola dura, intensa, severa ma al tempo stesso bellissima e tutte le amicizie che ho stretto in questo percorso sono così forti anche perché sono basate sulla condivisione di gioie e dolori che si sono intervallati in questi cinque anni. Grazie a tutti e in bocca al lupo."

                                                                                                       Massa, 9 giugno 2012